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Breve storia del Patriziato di Avegno

Come tanti Patriziati ticinesi, anche Avegno trova le sue origini in una storia millenaria quando i primi viandanti misero le loro radici su un lembo di terra vallerana allora selvaggia e inospitale dando inizio alla locale civiltà contadina.

Ricoveri granitici (Splüi), sotto massi giganteschi (Bálom), cascine primitive di rudimentali muri a secco (Ciabött), poi tetti di pesanti piode su travi di abete rossocase riscaldate alla meglio con focolari a cielo aperto entro pareti che spifferavano aria da ogni dove.

Il campanile della chiesa di S. Abbondio (poi ribattezzata in San Luca), sovrastava tutto e tutti e richiamava al raccoglimento. La chiesa era luogo d’incontro, di incoraggiamento. La fede era un aiuto inestimabile e la preghiera era l’unica àncora di speranza per quella gente logorata da una vita di fatiche e sacrifici. Lo testimoniano anche le numerose chiesette e cappelle sparse sul territorio dal piano ai monti. Il territorio venne esplorato e percorso dai sentieri. Venne lavorato fin negli angoli più discosti. Conteso alle vicinanze e marcato dalle pietre di confine (Tèrmann),venne più tardi messo su carta e le misurazioni portarono al risultato che Avegno avrebbe avuto 813 ettari.

Dai ca. 3 km di fiume Maggia (Fìm), 280 m/sm - confine naturale a ovest dovuto alla paura dell’ impetuosità delle acque - al Poncione di Trosa, oggi Cima della Trosa, 1869 m/sm, gli abitanti, mediamente ca. 400 fino all’emigrazione californiana attorno al 1900, trovarono di che nutrirsi e di che nutrire il loro bestiame. L’emigrazione verso la California privò il paese delle forze migliori riducendo la popolazione al minimo di 167 anime nel 1941 e facendo ricadere il lavoro sulle donne e sui vecchi.

Il Municipio esplicò pure le veci di Patriziato fino al 1956 essendo gli abitanti praticamente tutti quanti patrizi. Tutto ciò non senza aver elaborato in data 10 marzo 1897, sottoscritto per l’Amministrazione Patriziale dal presidente Martino Zamaroni e dal segretario Attilio Bizzini, il “Regolamento Patriziale di AVEGNO”, un documento di 17 pagine e 72 articoli di assoluto interesse storico che la dicono lunga sul rapporto dei patrizi con il loro prezioso territorio.

Nel 1956 la popolazione era risalita a 214 abitanti. Era iniziata una certa immigrazione quindi i patrizi decisero di costituire l’Assemblea patriziale. Pertanto nel 1957 venne nominato il primo ufficio patriziale di 5 membri. Da allora l’Assemblea è rimasta sovrana. I Patrizi di Avegno hanno seguito, anno dopo anno, l’evoluzione che ha cambiato il volto del piccolo villaggio porta della Valle Maggia, una volta lontano, oggi periferia di Locarno.

Vediamo di descrivere brevemente le tappe salienti degli interventi promossi dai patrizi. Iniziative e opere realizzate, come per altri patriziati del Cantone, hanno vissuto il loro maggior progresso nel secondo dopoguerra.

Cinque opere essenziali per la vita della Comunità dopo il campanile, la chiesa e diverse case patriarcali dai muri a secco, intervennero prima del 28 luglio 1914, inizio della prima guerra mondiale.

La prima fu il miglioramento della strada, in terra battuta, presa a carico dal Cantone nel 1820.

 

La seconda fu la costruzione della scuola nel 1847. La messa a concorso di un posto per un maestro e quello di una maestra avvenuta ad Avegno, il 3 agosto 1856, testimoniano l’importanza che venne data all’istruzione del popolo, alquanto lacunosa negli anni precedenti.

La terza opera fu la costruzione del Ripár avvenuta nel 1860, notevole opera di ingegno umano, bellissima, studiata e monumentale costruzione in pietra resistente alle piene della Maggia e da ammirare intatta ancora oggi. Da allora il Ripár ha salvato la campagna di Lüdint, in seguito anche la zona industriale e il campo di calcio da innumerevoli allagamenti.

Quarta importante realizzazione nel 1905. I fili a sbalzo. Più che al Patriziato stesso, essi devono essere messi in conto ai diversi patrizi che parteciparono, con notevole sforzo finanziario, alla “Società iniziatrice del filo di ferro”. acquistando le azioni di 50.- CHF l’una. L’abbandono del fieno di monte e l’elicottero determinarono la scomparsa di tutte le tratte dei fili di ferro ancora prima del 2000.

Nel 1907 c'era anche cultura e senso per le cose belle a cominciare da queste fiere donne, elegantissime nei loro abiti tipici della Vallemaggia. Un corso di economia domestica, approfittando dell'inverno, per delle signore altrimenti abituate a portare pesi con càdola, squèra e braiei.

Poi a cambiare il volto di Avegno intervennero i binari, pali e trenino della ferrovia Locarno - Pontebrolla - Bignasco del 1907. Dopo gli anni gloriosi dei viaggi e dei trasporti in treno, intervenne l’automobile così nel 1965 la ferrovia venne smantellata. Anni dopo il tracciato fece posto alla nuova strada di circonvallazione del paese, in particolare delle frazioni Gésgia e Lüdint.

Sul finire della prima guerra, nel 1918 si impiantarono i primi pali della rete elettrica che segnarono la graduale scomparsa di candele, lumicini all’olio di noci e lampade a petrolio.

Nel 1924 la primitiva Pontína per raggiungere Torbècc, a monte del Ripár, venne spazzata via. Ricostruita nel 1925 venne di nuovo danneggiata nel 1975 e sostituita dall’attuale nel 1979.

Nel 1924 la primitiva Pontína per raggiungere Torbècc, a monte del Ripár, venne spazzata via. Ricostruita nel 1925 venne di nuovo danneggiata nel 1975 e sostituita dall’attuale nel 1979.

Sul finire della prima guerra, nel 1918 si impiantarono i primi pali della rete elettrica che segnarono la graduale scomparsa di candele, lumicini all’olio di noci e lampade a petrolio.

Ancora nel 1932 ci fu un timido quanto significativo tentativo di fare un campo di calcio ai Saleggi. È comunque l’apparizione dello sport e di un certo svago in paese. Per diversi motivi l’iniziativa non ha successo e fino al 1955 non se ne parlerà più. E siamo purtroppo alla seconda guerra mondiale con la mobilitazione del 2 settembre 1939.

Nel 1947 viene collaudato l’acquedotto agricolo patriziale esteso nel 1953 all’area dei Grotti e dei Madònn. In questo modo, i tre primitivi acquedotti che servivano Lüdint, la Gésgia e Vinzótt vennero sostituiti.
Il 25 luglio 2013 segna una svolta storica: l'acquedotto patriziale di Avegno, con il benestare dell'assemblea, viene ceduto al Comune di Avegno Gordevio

Alla Scimèta nel 1953 lo Sci Club Solduno edifica la capanna che dal 1956 é raggiungibile da Cardada grazie alla nuova seggiovia. Iniziano gli insediamenti degli impianti di risalita, di particolare interesse per il Patriziato la pista che scende all’alpe Vegnasca. Nel 1962 il Patriziato porta l’acqua a Scimèta partendo da una sorgente in zona alpe Ciabött all’origine del Ri grand.

Nel 1955 ai Salécc si tagliano le ginestre e si ricomincia a giocare a calcio. Infatti su quel terreno vi era stato un tentativo di squadra, durato poco, nel 1932. Ma fu comunque l’inizio del centro sportivo del Patriziato di Avegno, con un secondo campo da calcio, la nuova illuminazione e gli spogliatoi, questi ultimi datati 2012. 

I lavori idroelettrici della Maggia attivano nel 1956 la centrale di smistamento dell’ OFIMA ai Madònn in seguito alla messa in esercizio della centrale del Verbano con le sue turbine azionate dall’acqua del lago artificiale di Fusio.

Nel 1961 il Patriziato mette a disposizione delle PTT il terreno per la costruzione della stazione radiotelevisiva della Scimèta.

Nel 1963 per incoraggiare il lavoro in paese, ai Salécc viene venduto un terreno all’industria tessile SAITA SA. Ciò segna l’inizio dell’espansione dell’area industriale oggi ben occupata. Di terreni non ne sono più stati venduti.

Nel 1964 per iniziativa di Renato Bresciani nasce il Camping “Piccolo Paradiso”.

Nel 1984 l’Assemblea acconsente alla creazione dell’Azienda forestale patriziale, AFOR. Nel 1987 viene costruita la sede a scima Campágna e di anno in anno l’Azienda cresce.

Nel 1996 viene costruita la strada forestale da Montègia a Vegnásca, compreso il risanamento della strada che da Varenna porta a Montègia.

Nel 2011 viene presentato il piano di gestione dei boschi per il periodo 2012 – 2027.
Si parte subito con l’intervento selvicolturale, durerà quattro anni, della piantagione di Montègia.

L’importanza del bosco che nella sua collocazione copre ben il 74% del territorio viene così evidenziata e considerata nelle sue funzioni di protezione, produttività, svago e biodiversità.

In tempi recenti il Patriziato, da sempre a fianco del Comune e della Parrocchia, ha contribuito in modo essenziale alla realizzazione dello stabile che comprende la scuola dell’infanzia e la sala parrocchiale e patriziale. Parco giochi, restauri di chiesette e cappelle sparse nel paesaggio, grotto patriziale della Balomina, fontane al piano e ai monti, sono esempi di una forte presenza del Patriziato a favore della Comunità.

Con saggezza e lungimiranza, con discussioni sfociate in assemblee dalle decisioni talvolta anche combattute, chi ha collaborato nel risolvere i problemi della vita in comune, segnatamente patriziale, ha costruito quello che nuove generazioni sono chiamate a gestire, operando le giuste scelte con senso del dovere e responsabilità.

Riassunto dal libro “Avegno, una e tante storie”, edito dal Patriziato di Avegno.

Per chi volesse approfondire, è ancora possibile ordinare il libro contattando il nostro segretariato. Per info rivolgersi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.